Cos’è il Recovery Fund

Chiuso la scorsa notte l’accordo a Bruxelles sul Recovery Fund. Un ottimo risultato per l’Italia, un capolavoro politico per l’Europa. Davanti alla crisi l’Europa c’è e batte un colpo storico. Si tratta comunque accordo di portata storica, perché per la prima volta l’Unione europea ha deciso di indebitarsi in modo consistente per finanziare dei trasferimenti tra i suoi stati membri. L’accordo dovrà essere ratificato a livello nazionale per via della nuova clausola di indebitamento della Commissione e approvato dal Parlamento europeo.
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Di fronte all'entusiasmo dell'annuncio vediamo nel dettaglio cos'è il Recovery Fund e a quanto ammonta lo stanziamento per il nostro paese.

Il Recovery Fund

Il Recovery Fund è una dotazione finanziaria straordinaria a disposizione dei paesi dell'Unione Europea, approvato dal Consiglio europeo, composto dai capi di stato e di governo dei Paesi dell'Unione. L'accordo prevede una dotazione al fondo di 750 miliardi, di cui 390 miliardi in aiuti a fondo perduto a sostegno dei Paesi più colpiti dall’emergenza Coronavirus e 360 miliardi per i prestiti agli Stati membri da destinare alla ripresa delle economie europee più colpite dalla pandemia di covid-19.

L’Italia avrà la quota maggiore di aiuti europei, con 209 miliardi in totale, ripartiti in 82 miliardi in sussidi e 127 miliardi in prestiti. Sono il 28% dei 750 miliardi messi sul piatto dall’Europa per sostenere la ripresa economica dopo l’emergenza Coronavirus, pari al 12% del PIL nazionale italiano. La quota dovrebbe infatti compensare il calo del PIL 2020 di una percentuale analoga. 

Quando arrivano i soldi del Recovery Fund?

I soldi potranno essere spesi anche per coprire le misure contro l’emergenza Covid adottate dal febbraio 2020, non entreranno nelle casse dello Stato prima del secondo trimestre del 2021.

Le riforme richieste

Incassato l’accordo sulla quota di aiuti e prestiti, per l’Italia è il momento di mettere nero su bianco come i fondi saranno impiegati. Un pacchetto di progetti per il «Piano di Rilancio». Le priorità devono riguardare l’ambiente, la digitalizzazione del Paese, la riduzione del precariato e una Pubblica amministrazione più efficiente.
Per l’Italia si traduce in riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità.
La Commissione si aspetta poi riforme credibili per il mercato del lavoro italiano, che spinga per una forte riduzione della tassazione sul lavoro dipendente e per le imprese. La strada da seguire dovrà essere una maggiore integrazione nel mercato del lavoro per giovani inattivi e per le donne, i soggetti più colpiti dalla crisi economica legata alla pandemia. Per farlo, le riforme dovranno prevedere «redditi sostitutivi e un accesso al sistema di protezione sociale adeguati. In particolare per i lavoratori atipici».

Chi mette i soldi del Recovery Fund

Il fondo rientra nel nuovo bilancio dell’Unione europea, quello che va dal 2021 al 2027, pari a 1.074 miliardi. Finora il bilancio comunitario corrispondeva all’1 per cento del pil dell’Unione europea. Ora, solo tra il 2021 e il 2023 sarà speso per il recovery fund il 2 per cento del pil.
I sussidi a carico del bilancio comunitario saranno ripagati non solo con i contributi dei singoli paesi membri, ma attraverso entrate proprie della Commissione, assicurate da qualche forma di tassazione. Per ora si parla di un’imposta sulla plastica nel 2021, ma Bruxelles potrebbe proporre anche una carbon tax e una digital tax.

Il super-freno

Sarà la Commissione ad avere competenza sulla procedura. Viene meno quindi la possibilità che un solo Paese possa far valere il potere di veto per bloccare i fondi per un singolo membro. In caso di attivazione del “super-freno”, inoltre, la procedura non dovrà durare più di tre mesi.

Gli altri fondi

Questi soldi si aggiungono al programma Sure (cento miliardi per finanziare misure di cassa integrazione), ai prestiti alle aziende della Banca europea degli investimenti (duecento miliardi) e alla linea di credito per il settore sanitario del Meccanismo europeo di stabilità (240 miliardi), senza contare gli oltre mille miliardi di euro che la Banca centrale europea (Bce) intende usare per comprare titoli di stato attraverso il Pandemic emergency purchase programm (Pepp).

L’accordo di Bruxelles dimostra che un governo europeista fa bene all’Italia. Adesso spendiamo bene questi soldi: lavoro, non sussidi. Crescita, non assistenzialismo. Infrastrutture, non ideologia.

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