NON CONFONDERE I DATI INPS CON L'ANDAMENTO DELLA OCCUPAZIONE


L’Inps segnala nei primi 5 mesi un calo delle assunzioni pari al 43%.

MA Il dato va interpretato e dovrebbe spingere il governo a nuove politiche del lavoro.

Sono in molti, a partire dagli esponenti delle istituzioni, a commentare i dati sulle assunzioni e sulle cessazioni dei rapporti di lavoro, come andamento della occupazione.

In realtà molti lavoratori a termine, interinali, stagionali, occasionali sono protagonisti di più episodi di assunzione e cessazione. 

La platea coinvolta esclude autonomi, pubblici dipendenti e lavoratori domestici.

Sul trend negativo delle assunzioni nei primi 5 mesi del 2020 ( - 43%) pesa il blocco delle attività disposto per l' emergenza Covid, che ha prodotto anche una diminuzione forzata delle cessazioni per via dell' analogo blocco dei licenziamenti.

Ma emerge in modo significativo che i trend negativi sulle assunzioni erano già in atto a partire dal 2° semestre del 2019.

La crisi covid è destinata ad accentuare le debolezze del nostro mercato del lavoro e, purtroppo, le misure di contenimento dei costi sociali, le cig e il blocco dei licenziamenti sono destinate nel breve / medio periodo ad accentuare le distanze tra lavoratori protetti e non protetti.

È  quanto mai urgente adottare dei correttivi nelle politiche del lavoro finalizzati a correggere questi effetti.

Natale Forlano approfondisce l'analisi in questo articolo pubblicato oggi da Il sussidiario 

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